COLLI ORIENTALI DEL FVG

Se vi trovate nella fascia collinare della provincia di Udine a ridosso del confine con la Slovenia allora state visitando i Colli Orientali del Friuli. Questa zona, spettacolare per i suoi paesaggi, per la ricchezza della produzione della sua terra e per la sua storia ricca di tradizione comprende quattordici comuni dell’area ad est della provincia di Udine: Tarcento, Nimis, Povoletto, Attimis, Faedis, Torreano, Cividale del Friuli, San Pietro al Natisone, Prepotto, Premariacco, Buttrio, Manzano, San Giovanni al Natisone e Corno di Rosazzo.

I terreni terrazzati sono caratterizzati da un’alternanza di marna e arenaria che, assieme al clima mitigato dalle Prealpi Giulie e all’influenza benefica del mare, creano microclimi particolarmente favorevoli ad una viticoltura altamente qualificata.

DOVE NASCONO I “DOC”: VITIGNI AUTOCTONI

I vini prodotti in questa zona sono il risultato di un terroir particolarmente favorevole: le condizioni pedoclimatiche ottimali hanno permesso la coltivazione di vitigni autoctoni che continuano a produrre risultati di notevolissima qualità.
La produzione dei Colli Orientali, rigorosamente contenuta in termini quantitativi, si caratterizza per la manualità delle vendemmie e per l’uso discreto delle più moderne tecniche enologiche.
I vitigni autoctoni coltivati nella zona dei Colli Orientali sono la Malvasia, il Picolit, il Pignolo, il Refosco dal peduncolo rosso, la Ribolla gialla, lo Schioppettino, il Tazzelenghe, il Tocai friulano e il Verduzzo friulano. Alcuni di questi possono vantare oltre duemila anni di storia documentata, da quando i Romani, così narra Tito Livio nella sua storia di Roma, stabilirono la prima colonia nella zona di Aquileia.

ORO LIQUIDO FRIULANO: PICOLIT E RAMANDOLO

Due dei vini più noti ed apprezzati della regione friulana sono il Picolit ed il Ramandolo, vini dolci autoctoni entrambi DOCG coltivati nella zona viticola dei Colli Orientali del Friuli-Venezia Giulia.
Il vitigno Picolit ha origini tuttora sconosciute, anche se sin dal XVII secolo esistono testimonianze della bontà del vino dolce ottenuto con quest’uva, la cui fama aveva varcato i confini e si era diffusa presso le corti reali di tutta Europa, anche grazie al conte Fabio Asquini che nell’ 800  si impegnò a trovare un mercato per il vino dolce da Picolit. Il nome deriva quasi sicuramente dalle piccole dimensioni dell’acino e del grappolo, e dalla scarsità di produzione, dovuta fra l’altro al fenomeno frequente dell’acinellatura o aborto floreale, che conferiscono agli acini la peculiare dolcezza al momento della completa maturazione.
Il vino Ramandolo viene prodotto con le sole uve di Verduzzo friulano, appassite sulla pianta o in locali idonei: prende il nome dalla collina omonima situata al centro dei Colli Orientali del Friuli, caratterizzata dal microclima che eleva questo vino di qualità superiore rispetto al comune Verduzzo.
Il Ramandolo è una pregevole rarità, poiché se ne producono appena 150.000 bottiglie l’anno.
Le operazioni di vendemmia iniziano di norma nelle ultime settimane di ottobre: la raccolta tardiva ha lo scopo di ottenere un leggero appassimento dei grappoli, favorendo la formazione di un maggiore contenuto zuccherino.